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L’ansia di fermarsi

Non siamo abituati a fermarci.

Forse fisicamente stare seduti qualche ora sul divano non è un problema per nessuno di noi, ma se queste ore possono diventare giorni o mesi come è successo poco tempo fa allora stare fermi diventa un qualcosa di pesante e faticoso.

Tutto ciò è più che normale. Siamo nati per muoverci e il movimento è sinonimo di salute, ma il problema è che anche se stiamo seduti per tanto tempo fisicamente, non riusciamo MENTALMENTE a stare fermi.

La nostra mente inizia a lavorare molto più di quanto faceva quando eravamo fisicamente in movimento ed è proprio questo forte contrasto tra mente e corpo che porta poi le persone a stare male.

Non ci è stato insegnato a vivere la noia e i momenti vuoti.

Dal momento che abbiamo iniziato la scuola abbiamo avuto una vita impegnata.

Ci è stato insegnato che, per ritenersi brave persone e per ottenere risultati, bisogna per forza fare qualcosa.

Abbiamo così imparato a darci da fare. Abbiamo dedicato anni di studio per lavorare e abbiamo riempito la nostra vita di mille impegni.

Per un po’ questa cosa ha funzionato, poi qualcosa di non prevedibile ha cambiato i piani e ci siamo trovati che non basta fare per avere risultati.

Ragazzi che dopo anni di studi si trovano disoccupati, persone convinte di poter stare tranquille avendo un lavoro a tempo indeterminato alla fine si trovano nell’incertezza di poter continuare a lavorare.

Tutto è completamente instabile.

Le nostre convinzioni sono state completamente distrutte e tutto è diventato incerto.

Ecco lì che sorge dentro di noi un’emozione che molto probabilmente era sempre presente, ma tra i mille impegni non riuscivamo a non darle il giusto ascolto: l’ansia.

L’ansia è un’emozione scomoda che ci mette in una condizione dove l’unica cosa che vogliamo fare è correre e scappare via pur di non ascoltarla.

L’ansia è un’emozione che si lega al futuro e all’incertezza.

Ecco perché è una delle emozioni principali di questo periodo storico.

Imparare a gestire questa emozione e imparare a stare nel non fare è fondamentale per il benessere psicofisico.

Ma perché abbiamo così tanta fatica di restare fermi?

Ci è stato insegnato che per avere qualcosa bisogna fare.

Se vuoi ottenere risultati non puoi stare fermo, ma devi agire.

Se non lavori, non guadagni.

E se non fai qualcosa allora sei pigro o sei uno scansafatiche.

Ma è davvero così?

In parte può essere vero e sono convinta che sia importante darsi da fare se si vogliono raggiungere determinati obiettivi, ma è anche vero che il TROPPO FARE vale tanto quanto il NON FARE NIENTE.

Una delle prime cose che impari quando studi danza è imparare a stare fermo.

Sembra un paradosso, ma per capire cosa vuol dire muoversi bisogna capire cosa vuol dire stare nell’immobilità.

Bisogna imparare a stare fermi con la stessa serenità che si vive nel movimento e viceversa.

Cosa può aiutarci a fare tutto questo?

Avere un approccio Mindfulness, inteso come essere presenti nel qui e ora e viverlo con un atteggiamento non giudicante e pienamente consapevole.

Spesso e volentieri si parla di Mindfulness confondendolo con il rilassamento, ma non sempre stare nel presente è rilassante.

Prenderne consapevolezza e imparare a stare è però molto importante anche se inizialmente scomodo.

Ma oltre ad essere pienamente presenti c’è bisogno di un altro ingrediente che si può piano piano accrescere: la fede.

Non sto parlando di fede in Dio o altre divinità, ma parlo di fede in una versione ancora più ampia.

Sposo pienamente la visione di fede descritta dallo psicoterapeuta e imprenditore Luca Mazzucchelli.

Lui fa l’esempio di un contadino che quando pianta i semi non saprà mai quando e quanto raccoglierà i frutti, ma lui continua con attenzione e cura a piantarli.

Il contadino ha una forte fede che lo spinge ad agire in quel modo.

Ed egli sa che ci sono momenti che bisogna fare (piantare, annaffiare, arare il terreno) e momenti dove non bisogna fare niente se non che aspettare.

Non è un aspettare ansioso, ma un aspettare fiducioso.

Ora qualcuno potrà chiedersi cosa centra tutto questo discorso con la Spontaneità Corporea.

Quando noi proviamo a riscoprire il nostro movimento spontaneo dobbiamo imparare a stare fermi, in ascolto, senza giudizio e con fede che il movimento spontaneo arriverà.

Un gesto spontaneo non è un movimento fatto tanto per muoversi, ma è un movimento che nasce dal sentire ed è in sintonia con il nostro momento presente.

Concludo con questo scritto che riassume questo concetto.

“A volte bisogna fermarsi, dobbiamo lasciare che la vita faccia il suo corso, e che le cose accadano in maniera naturale, senza forzature o cambiamenti di traiettorie vincolanti e artefatti. Dobbiamo lasciarci trasportare dal corso del fiume, dalle correnti del mare. E’ inutile cercare di nuotare controcorrente, finiremmo per esaurire le forze senza ottenere alcun risultato, senza raggiungimento di alcun traguardo. E’ bello ogni tanto lasciarsi accarezzare dal vento, vedere dove ci porta il maestrale, la meta che ci fa raggiungere. A volte bisogna stare fermi ad ascoltare la vita, i suoi silenzi, le sue pause, gli intervalli di emozione tra una stagione del cuore e l’altra, per poi accorgerci che in verità abbiamo fatto più passi di quanti credessimo.”

(Sei bellissima così – Mirko Sbarra)

Ph: S. Hermann & F. Richter

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