Vi siete mai chiesti perché spesso e volentieri non facciamo alcune cose anche se riflettendoci ne siamo incuriositi?
Ad esempio, potrebbe piacerci il ballo ma restiamo fuori dalla pista, ci piace il disegno ma non disegnano, ci piace cantare ma in caso lo facciamo solo sotto la doccia…
Solitamente ciò che non facciamo è ciò che non conosciamo o non abbiamo mai sperimentato quindi non ci sentiamo in grado.
Probabilmente da piccoli abbiamo anche provato a metterci in gioco, ma se ci siamo sentiti in qualche modo criticati, ecco che la nostra autostima è stata ferita e così abbiamo accantonato quell’interesse.
Se la passione era forte, le critiche probabilmente sono diventate uno sprono per dimostrare il contrario, ma se non era così grande l’interesse allora la scelta sarà stata quella di lasciar perdere.
Quella ferita, anche se siamo cresciuti, è ancora lì.
Ecco perché spesso da grandi evitiamo.
La vergogna si fa sentire. Non vogliamo riprovare quelle sensazioni sgradevoli che probabilmente abbiamo vissuto in passato.
Questo però ci toglie una grande possibilità di gioire e godere appieno di quello che la vita ci offre.
Finché siamo vivi possiamo cantare, ballare, disegnare e sperimentare tantissime cose che accrescono la nostra persona.
Ma come fare per affrontare questa difficoltà?
La presa di consapevolezza è il primo passo, ma l’elemento fondamentale è la conoscenza unita all’esperienza.
Ciò che conosciamo non ci spaventa più.
Quando conosciamo possiamo anche apprezzare maggiormente.
Bisogna comunque trovare una strategia adatta alla nostra personalità.
Conoscere il proprio corpo e iniziare a sentirlo nel movimento, ad esempio, all’inizio può sembrare faticoso, ma in questi casi possiamo provare a partire da prendere consapevolezza solo di una parte del corpo per poi espandere questa esperienza in ogni cellula…
A questo punto la vergogna e il timore spariranno dando spazio alla scoperta di quanto siamo meravigliosamente belli e pieni di vita.
Ph: Gerd Altmann
